Assegno Unico, nel 2025 oltre 13 miliardi alle famiglie: nel 2026 arrivano gli aumenti

Quando una famiglia trova l’accredito dell’assegno sul conto è spesso un sollievo concreto: non è un bonus occasionale ma una voce fissa che rientra nel bilancio familiare. Nei primi otto mesi del 2025 le erogazioni hanno superato 13 miliardi di euro, a fronte dei quasi 20 miliardi distribuiti nell’anno precedente. Lo raccontano i dati raccolti dall’Osservatorio Statistico sull’Assegno Unico Universale (AUU), che monitorano i flussi dal gennaio 2024 ad agosto 2025. Queste cifre confermano che l’assegno unico è oggi un pilastro del welfare italiano, pensato per garantire un sostegno continuativo a chi cresce figli, qualunque sia la forma di lavoro o la fonte del reddito.

Cos’è l’assegno unico e chi può riceverlo

L’assegno unico è una prestazione gestita dall’INPS che spetta alle famiglie residenti in Italia con figli fiscalmente a carico ai fini ISEE. La regola di base è semplice: il sostegno è riconosciuto per ogni figlio fino ai 21 anni, ma tra i 18 e i 21 anni la continuità del beneficio richiede condizioni specifiche — per esempio la frequenza di un corso di studi, un tirocinio, un reddito da lavoro contenuto o l’iscrizione ai servizi per l’impiego. Un dettaglio che molti sottovalutano è che per i figli con disabilità non esiste limite di età, quindi la prestazione diventa un aiuto permanente nelle situazioni di maggiore fragilità familiare.

La misura ha riorganizzato il quadro dei benefici familiari quando è entrata in vigore il 1° marzo 2022: al posto di un mosaico di assegni e detrazioni è arrivata una prestazione unica, più facile da leggere e da amministrare. Gli accrediti non passano più per la busta paga ma vengono erogati direttamente sul conto corrente del beneficiario e coprono il periodo che va da marzo a febbraio dell’anno successivo, con rinnovo annuale. Questo snellimento amministrativo ha ridotto la complessità per chi chiede il sostegno, ma non elimina la necessità di aggiornare i dati ISEE quando cambiano le condizioni del nucleo.

Come si calcola: reddito, composizione familiare e maggiorazioni

La misura non è uniforme: l’importo dipende da più fattori che riflettono la condizione economica e il carico familiare. Il parametro centrale è l’ISEE del nucleo, che definisce la fascia economica e incide direttamente sull’entità mensile. Conta poi il numero di figli — le famiglie numerose ricevono importi maggiori — e l’età dei figli, perché al raggiungimento della maggiore età gli importi tendono a ridursi. Un aspetto che sfugge a chi vive in città è che le maggiorazioni per i figli con disabilità modificano profondamente il calcolo, rendendo la prestazione molto più significativa per quei nuclei.

La platea comprende anche lavoratori autonomi e disoccupati, elemento che rende l’assegno unico più inclusivo rispetto ai vecchi schemi legati esclusivamente al rapporto di lavoro. Le domande si presentano tramite canali INPS; il pagamento è automatico per chi ha già i requisiti certificati dall’ISEE. In diversi casi sono previste maggiorazioni specifiche per famiglie numerose o per particolari condizioni sociali, una scelta che mira a rendere la misura progressiva e mirata. Lo raccontano i tecnici del settore: il principio è che chi ha meno risorse riceve di più, in proporzione al carico familiare.

I numeri del 2025 e l’adeguamento previsto per il 2026

Secondo i dati dell’Osservatorio AUU, nel 2025 oltre 6,1 milioni di nuclei familiari hanno beneficiato dell’assegno, a sostegno di circa 9,8 milioni di figli. L’importo medio mensile per figlio si è assestato intorno a 173 euro, con oscillazioni significative: importi minimi di circa 57 euro per chi non presenta ISEE o supera la soglia massima di reddito (intorno a 45.939,56 euro nel 2025) e cifre fino a 224 euro per le famiglie con ISEE più basso, attorno a 17.227,33 euro. Un fenomeno che in molti notano solo nel bilancio familiare è proprio questa ampia variabilità, che testimonia il carattere progressivo della misura.

Per tutelare il potere d’acquisto è previsto l’adeguamento degli importi al tasso di inflazione: per il 2026 le soglie annunciate dovrebbero portare l’importo massimo mensile per figlio a circa 204,22 euro, mentre quello minimo salirebbe a circa 60,15 euro. Si tratta di aumenti contenuti ma significativi, pensati per mantenere la misura al passo con l’aumento del costo della vita. L’impatto pratico si vede nei trasferimenti complessivi: miliardi che entrano stabilmente nel bilancio delle famiglie italiane e che contribuiscono, secondo gli analisti, a sostenere la natalità e a contrastare la povertà minorile. Un effetto concreto che molte famiglie già percepiscono nella gestione quotidiana delle spese.